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	<title>Pensieri Democratici &#187; Modem</title>
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		<title>IL MODERATISMO AFFOSSA IL CENTRO-SINISTRA By ENRICO MONACO</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 17:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pensieridemocratici.it/http://www.pensieridemocratici.it/wp-content/uploads/2011/10/i-proni1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1907" title="i-proni" src="http://www.pensieridemocratici.it/http://www.pensieridemocratici.it/wp-content/uploads/2011/10/i-proni1.jpg" alt="" width="265" height="190" /></a>L’altro giorno stavo guardando su La7 l’ottimo documentario di Sabina Guzzanti, Viva Zapatero. Un’opera scomoda che analizzando i meccanismi di controllo dell’informazione spiega come abbia fatto Berlusconi a raccogliere un consenso così forte e a mantenerlo per anni, e come l’opposizione Ds/Margherita (ora Pd) non sia riuscita (o non abbia voluto) porre un freno a questa deriva. Seguiva un dibattito moderato da Mentana con quattro ospiti in sala, Alemanno (sindaco di Roma), Rutelli (presidente dell’Api), De Bortoli (direttore del Corriere della Sera) e Scilipoti.</p>
<p>La discussione si è concentrata molto sugli assetti istituzionali e sugli equilibri politici, probabilmente per la voglia di Mentana di comprendere quali potranno essere gli scenari futuri. Rutelli, che riesce sempre a stupirmi, ha sostenuto per sette volte la necessità di costruire un governo di responsabilità seguendo la tesi credibile secondo cui con questa legge elettorale e vista la debolezza del possibile schieramento di centro-sinistra (Idv-Sel e Pd) si rischierebbe di avere una maggioranza di sinistra alla Camera e una di diverso colore al Senato (perché al Nord la sinistra non raccoglierebbe abbastanza voti). L’altro concetto sul quale il leader dell’Api ha battuto il tasto è stata l’impossibilità di legare le forze riformiste con le culture di sinistra, definite estreme e ideologiche. Ha sostenuto che se il Pd si alleasse con Sel e Idv non potrebbe realizzare nulla di quello che ci ha imposto la Bce con la sua lettera, che non si potrebbe inviare il nostro esercito nelle missioni internazionali sostenute dall’Onu e che non si potrebbe riformare il mercato del lavoro assieme a chi sposa a precindere le posizioni della Fiom.</p>
<p>Rutelli incarna perfettamente quella cultura di centro che ricorda il partito laburista di Blair, ve lo ricordate al fianco di Bush? Solo che è in ritardo di qualche anno e infatti i suoi competitor a sinistra si sono evoluti. Dipingere Sel come partito ideologico e comunista, come una sorta di riedizione di Rifondazione Comunista, è ridicolo. Primariamente perché Vendola ha fondato questo nuovo soggetto politico uscendo dal Prc dopo la conquista della segreteria da parte di Ferrero, sostenuto dalle anime più ortodosse. Inoltre non ha un rapporto pregiudiziale con le istituzioni private, infatti ha finanziato la costruizione di un centro ospedaliero a Taranto in collaborazione con il San Raffaele di Milano. Infine ha superato la contrapposizione ideologica con i cattolici interiorizzando quei valori che ben si accordano alla cultura di sinistra. L’Italia dei Valori poi non viene neanche da una cultura di sinistra e non sono certo una forza estrema nei contenuti. Il loro unico peccato capitale è quello di difendere una cultura della legalità che se tradotta in pratica politica affosserebbe i due terzi della classe dirigente.</p>
<p>Rutelli sostiene l’incompatibilità tra queste due forze e la cultura politica che lui incarna. E qui veniamo al problema del Pd. Il moderatismo rutelliano è ben presente nell’area Modem del Partito Democratico (quella diretta da Franceschini, ma capeggiata da Veltroni) e anche in una parte degli ex-Ds. Questa componente minoritaria è sostenuta da quei poteri forti che hanno contribuito a determinare la crisi economica e politica del paese occupando la Rai, sconfinando nel campo della sanità, avversando la legge sul conflitto di interessi. Loro hanno apprezzato il lavoro di Marchionne, approvato la costruzione della Tav e frenato il sostegno dei referendum perché a favore di un sistema idrico privato. Ovviamente vengono attaccati da Sel, Idv e tutti i movimenti sorti in questi anni.</p>
<p>L’incompatibilità deriva dal fatto che questa componente minoritaria di moderati di sinistra vorrebbe costruire un nuovo equilibrio di potere portando al governo persone che hanno vissuto in questi anni sul sistema malato del belusconismo, che loro stessi criticano (contraddizione insanabile). Vedono di buon occhio un’alleanza con il Terzo Polo, i due terzi del quale in questi anni ha governato con Berlusconi; e pretendono che la spinta di cambiamento a cui aspirano Sel e Idv venga contenuta per non danneggiare il sistema di potere che conosciamo dal quale loro traggono forza.</p>
<p>Rutelli ha avuto la coerenza di andarsene dal Pd e di fondare un nuovo partito di centro. Invece i vari Fioroni, Follini, Letta, D’Alema, Veltroni, Bindi rimangono nel Pd costringendolo a cercare una mediazione tra due culture politiche incompatibili.</p>
<p>Ma quindi non è possibile l’alleanza tra le forze progressiste e quelle moderate? Sarebbe possibile se le forze progressiste fossero in grado di accogliere al loro interno la forza dei movimenti nati in questi anni, e per farlo devono poter essere libere di fare proposte forti come la tassazione delle transazioni finanziarie, il ritorno dell’Ici sulla prima casa, la tassazione dei patrimoni immobiliari, una riforma del lavoro che difenda i lavoratori e garantisca la flessibilità ecc. ecc. Dall’altra parte i moderati dovrebbero riuscire a liberarsi da questa cultura moderatista, che non vuole un cambiamento incisivo ma soltanto la conquista del potere. E questo è possibile solo se ci si libera di tutti quegli esponenti politici che hanno fallito.</p>
<p>Se all’interno del Pd dovesse invece prevalere la componente che vuole l’alleanza con il Terzo Polo, allora l’unica soluzione sarebbe una scissione che garantirebbe a Sel e Idv di rappresentare le istanze di cambiamento di una larga parte della popolazione. Allora il movimento che è cominciato con i girotondini e che oggi vede gli indignados scendere nelle piazze per occuparle tornerebbe ad avere una rappresentanza in Parlamento e l’Italia una speranza di cambiamento democratico.</p>
<p>Enrico Monaco</p>
<p>ilrasoio.wordpress.com</p>
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		<title>ZANIBONI GABRIELE VOLA SU PENSIERI DEMOCRATICI</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 17:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da tempo avevamo un desiderio fortissimo, una curiosità politica da appagare o forse solo l&#8217;ennesima provocazione da portare avanti. Poi. dopo la pubblicazione delle linee guida del gruppo Modem imolese, non siamo riusciti a trattenerci ed abbiamo posto al Consigliere Provinciale del Partito Democratico Gabriele Zaniboni quattro domande dirette ed &#8220;impegnative&#8221;, ottenendo quattro risposte anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pensieridemocratici.it/http://www.pensieridemocratici.it/wp-content/uploads/2011/07/Zaniboni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1466" title="Zaniboni" src="http://www.pensieridemocratici.it/http://www.pensieridemocratici.it/wp-content/uploads/2011/07/Zaniboni.jpg" alt="" width="150" height="225" /></a></p>
<p>Da tempo avevamo un desiderio fortissimo, una curiosità politica da appagare o forse solo l&#8217;ennesima provocazione da portare avanti. Poi. dopo la pubblicazione delle linee guida del gruppo Modem imolese, non siamo riusciti a trattenerci ed abbiamo posto al Consigliere Provinciale del Partito Democratico Gabriele Zaniboni quattro domande dirette ed &#8220;impegnative&#8221;, ottenendo quattro risposte anche loro &#8220;impegnative&#8221;.</p>
<p><strong>Spiega chi sono i Modem e perchè sono nati;</strong></p>
<p><strong>Zaniboni</strong>: Modem è il diminutivo di Movimento Democratico, una realtà  politica del Pd ufficializzata lo scorso anno a Torino con l&#8217;iniziativa del Lingotto due e che ha visto come protagonisti Walter Veltroni, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni. Non parliamo di una corrente ma di un&#8217;area composta da sensibilità e storie diverse sorta a seguito delle primarie congressuali per la Segreteria Nazionale vinte da Pier Luigi Bersani.</p>
<p>Maggioranze e Minoranze si formano nei Congressi ed attorno alla candidatura di Dario Franceschini era sorta “Area Democratica” dalla quale poi è nata, a seguito di una successiva distinzione,  Modem(Movimento Democratico) con l&#8217;obiettivo di mantenere alta l&#8217;attenzione e l&#8217;impegno per la realizzazione degli obiettivi fondanti  del Pd:  la vocazione maggioritaria, le primarie e la partecipazione dei cittadini, alleanze coerenti con il Programma, il superamento delle storie politiche del novecento, costruzione di un Partito nuovo anche nella organizzazione.</p>
<p><strong>La tua visione sulle tante associazioni culturali presenti nel Partito Democratico: divisione o ricchezza?</strong></p>
<p><strong>Zaniboni</strong>: Il Partito democratico si presenta ancora come un cantiere in costruzione e per la sua realizzazione occorre l&#8217;impegno appassionato di tutti i militanti e simpatizzanti. Un partito plurale come il Pd ha necessità di vedere al suo interno un positivo confronto  di idee e proposte.</p>
<p>Le associazioni culturali vicine al Pd sono uno strumento prezioso anche perchè costituiscono  un ponte con la società civile. Esse vanno non solo ascoltate ma anche supportate  come dice lo stesso statuto del Partito. Chi  insiste a considerarle come un rischio di divisione o un fattore correntizio non vuole bene al Pd perchè il  modello organizzativo centralistico si addice ai partiti identitari quelli appunto del novecento e che abbiamo assieme deciso di chiudere.</p>
<p><strong>Secondo te il Partito Democratico sta creando una cultura politica originaria o siamo ancora nei fatti figli della sommatoria ex Pci+ex Dc illuminati?</strong></p>
<p><strong>Zaniboni</strong>: A tre anni dalla nascita del Pd dobbiamo onestamente dire che vi è stata una fusione a freddo tra un partito  organizzato quali erano i Ds con  con una realtà debole quale era la Margherita.</p>
<p>Di quest&#8217;ultimo partito è stato utilizzato il lessico: i Circoli e non più le Sezioni, l&#8217;Assemblea territoriale e non più il Comitato Centrale federale ma nella realtà vi è stata una prosecuzione della  organizzazione dei Democratici di Sinistra a tal punto che diversi militanti (me lo hanno riferito) non si sono mai accorti di avere mutato Partito dal Pci al Pds-Ds mentre altri, delusi, si sono progressivamente allontanati.</p>
<p>Questo dovrebbe far riflettere dal momento che il Pd non doveva solo essere una sommatoria di due Partiti ma una cosa nuova capace di aggregare quanti e, sono tanti, non si riconoscevano nel sistema degli attuali partiti.</p>
<p>Serve pertanto una ripartenza e per fare ciò occorre essere propositivi e determinati nel lanciare una sfida culturale per costruire il nuovo Partito:</p>
<p>una forza politica nuova, plurale,  interclassista di Centrosinistra, aperta alla società civile e alla partecipazione. Un Partito che  sceglie di superare il professionismo politico e il funzionariato per aprirsi a quanti sono desiderosi di portare il loro contributo e la loro esperienza maturata nel mondo del lavoro. Dobbiamo pertanto aprire una grande discussione a partire dal prossimo autunno senza timori o prudenze.</p>
<p><strong>Ci piacerebbe che argomentassi il tuo pensiero sulla funzione dei Circoli e come debba cambiare il sistema di selezione dei responsabili.</strong></p>
<p><strong>Zaniboni</strong>: I Circoli nel Partito nuovo debbono essere non monadi chiuse al loro interno ma finestre aperte verso l&#8217;esterno, luoghi di discussione e partecipazione. Per questo occorre una rivoluzione copernicana rispetto a un  passato che li vedeva in parte come terminali territoriali delle direttive e delle indicazioni  del gruppo dirigente: luoghi dove si raccoglievano le adesioni, le risorse economiche e umane per il Partito.</p>
<p>I Circoli debbono muoversi autonomamente promuovendo incontri, iniziative, incontrando le associazioni e i luoghi di aggregazione  circostanti per poi trasmettere al gruppo dirigente idee, proposte e anche critiche se necessario.</p>
<p>La selezione del gruppo dirigente deve essere compiuta con metodi trasparenti salvaguardando in questa fase diversi criteri tra cui il rispetto delle diverse tradizioni culturali. Sulla selezione occorre aprire un dibattito definitivo sulle primarie le quali sono elemento costitutivo del Partito democratico.</p>
<p>Ribadisco infine che quella della Conferenza Organizzativa Nazionale deve essere una occasione per la ripartenza di quella grande intuizione politica che è il  Pd e, per fare questo, occorrono militanti e simpatizzanti disposti a impegnarsi sinceramente per il raggiungimento di questo obiettivo.</p>
<p>GABRIELE ZANIBONI</p>
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